Dietro le quinte

Viale del tramonto: storia di una storia

Dietro le quinte di Andrea Pasini e Rosalia Finocchiaro

 

Gli sceneggiatori Andrea Pasini e Rosalia Finocchiaro ci raccontano alcune curiosità sull'inedito di agosto 2020.

Data la natura dell’articolo, è necessario che abbiate letto prima l'albo perché non solo certe informazioni si apprezzano solo conoscendo la trama in questione ma, soprattutto, la lettura di questo testo potrebbe rovinarvi i colpi di scena presenti. Quindi se ancora non lo avete letto ma avete intenzione di farlo: NON PROSEGUITE OLTRE LA LETTURA.

SCENE TAGLIATE – Capita spesso che il soggetto che dobbiamo sceneggiare abbia qualche difficoltà a stare nelle canoniche 120 pagine di un albo diaboliko. Questo comporta, quando va bene, che si debba scrivere certe scene in modo un po' più “asciutto” e, quando va male, di dover tagliare parti del trama.

In questo caso ci sono state due brevi scene (già in soggetto indicate come “non indispensabili”) che abbiamo preferito omettere per dare maggiore spazio a parti più importanti della storia: all'inizio, prima che Petunia dica agli altri ospiti della casa di riposto che lei aveva rifiutato l'invito al galà organizzato da Luca Dern, la nostra idea era quella di mostrare Petunia che faceva un giro di telefonate in cui cercava, tanto disperatamente quanto inutilmente, di farsi invitare.

Il secondo taglio riguarda invece Olivia, l'anziana attrice di cui Eva prende il posto per entrare alla “Residenza Azzurra”, copiamo pari pari dal soggetto: «se avremo abbastanza tavole, mostriamo il rapimento di Olivia (con lei per nulla spaventata ed Eva sempre gentile). Olivia potrebbe buttare lì una battuta con aria furbina: “io so perché avete scelto me... tutti sanno che la mia memoria ormai perde colpi. Prendere il mio posto per te sarà comodissimo”». Non essendoci abbastanza tavole, abbiamo tagliato la scena ma che Olivia non sia rimasta traumatizzata dall'avventura che ha vissuto lo si capisce a tavola 117 nel breve scambio di battute che ha con Ginko.

DI MANO IN MANO – Capita raramente (ma ogni tanto capita) che i nostri protagonisti, per prendere il posto di qualcuno, non debbano solo mettere una maschera che ne riproduca la fattezze, ma debbano anche indossare dei “guanti/maschera” realizzati con quella stessa pelle sintetica che è la più strabiliante invenzione di Diabolik. Curiosamente è successo anche nella nostra precedente storia, pubblicata a gennaio. In quel caso non avevamo dato spiegazioni puntuali all'interno dell'albo e qualche lettore si era chiesto come fosse stato risolto il problema da Diabolik. Forti di quella esperienza, stavolta, a tavola 40, abbiamo inserito una vignetta in cui vediamo Eva compiere un gesto inequivocabile pensando: “via questi guanti che servono per invecchiarmi le mani”.

GIUSEPPE VERDI – A Milano, in Piazza Buonarroti al 29 (giusto a un passo dalla Sergio Bonelli Editore), esiste una casa di riposo per cantanti e musicisti, fortemente voluta (e interamente finanziata) da Giuseppe Verdi che è stata inaugurata subito dopo la sua morte. Un'istituzione meritoria e molto amata, ospitata in un palazzo neogotico progettato e realizzato dall'architetto Camillo Boito sotto la supervisione del Maestro e della sua seconda moglie Giuseppina Strepponi (entrambi sepolti nella cripta annessa all'edificio). Mentre scrivevamo questa storia avevamo in mente quel palazzo e quell'istituzione e, curiosa coincidenza, anche il disegnatore Sandro Giordano leggendo il soggetto, aveva pensato subito di usare come modello proprio quel palazzo. Per esigenze narrative, noi l'abbiamo un po' ampliato (avevamo bisogno che ospitasse anche un museo) e così la “Casa Verdi” è diventata la nostra “Residenza Azzurra” e i musicisti si sono trasformati in attori.

RIMANDI – Quando è il caso, ci piace inserire nelle nostre storie elementi presi da altre storie del Re del Terrore. Nulla che richieda note a pie' di pagina e riferimenti espliciti agli albi precedenti, solo rimandi che possono tranquillamente essere colti o non colti dai lettori. Questa volta il più evidente è il teatro Astoria in cui Jason porta Rosa nella speranza di riconquistarla. Quel teatro è rimasto abbandonato per anni, ma con “La morte va in scena” (Diabolik n.7/2017), proprio grazie a Diabolik ed Eva Kant, è potuto tornare in attività.

Molto meno evidente, invece, è la fonte d'ispirazione che abbiamo usato per il marchingegno che Eva usa per bucare il muro del Museo del Cinema. Avevamo bisogno di una ragione per cui Eva restasse sotto copertura nella casa di riposo per alcuni giorni, ci serviva per avere il tempo di presentare bene il personaggio di Petunia e di mostrare ai lettori (ma anche a Eva!) il rapporto tra Jason e Rosa. Per farla restare lì un po' di tempo, abbiamo pensato quindi che dovesse rimanere per controllare e, periodicamente, regolare un apparecchio che necessitasse di diversi giorni per essere efficace, per esempio uno spruzzatore di acido come quello usato nel finale de “La catena di ghiaccio” (Diabolik n.7/2012) per bucare la cassaforte di Bruno Holtz. Lo abbiamo quindi preso da lì, cambiandone giusto un po' la forma visto che qui avrebbe dovuto erodere un'ampia area di parete.

MELANIA – Piccola curiosità legata a una delle ospiti della casa di riposo. Alcuni mesi fa ci contatta in redazione un nipote della signora Melania, ci spiega che la nonna sta per compiere cento anni (ancora auguri!) e che non solo è una fan di Diabolik dagli esordi ma ancor oggi, puntuale ogni mese, attende l'uscita del nuovo albo per poter leggere il suo fumetto preferito. “Viale del tramonto” ci è sembrata subito la storia adatta per dedicarle un piccolo cameo, purtroppo Sandro Giordano aveva già completato tutte le matite, ma dopo avergli spiegato la situazione è stato più che disponibile a modificare una delle tavole. Così nella “Residenza Azzurra” è apparso un nuovo volto, per chi fosse curioso di vedere nonna Melania la trova a tavola 92

CIMELI – Gli uffici dell'Astorina sono pieni di tesori accumulati in oltre mezzo secolo di vita. Parlando con le colleghe della redazione della sceneggiatura che stavamo scrivendo, è saltato fuori che un elemento importante del finale era il foulard preferito di Petunia. A loro è subito venuto in mente che, in archivio, era conservata una grossa scatola con alcuni foulard appartenuti alle sorelle Giussani. Ne abbiamo scelto uno, una di loro si è improvvisata modella e abbiamo potuto mandare ai disegnatori, come documentazione, le foto di un pezzettino della storia dell'Astorina.