Data la natura dell’articolo, è necessario che abbiate letto prima l'albo perché non solo certe informazioni si apprezzano solo conoscendo la trama in questione ma, soprattutto, la lettura di questo testo potrebbe rovinarvi i colpi di scena presenti. Quindi se ancora non lo avete letto ma avete intenzione di farlo, NON PROSEGUITE OLTRE LA LETTURA.
NEL SOLCO DI HITCHCOCK – Non credo che sia necessario specificarlo, visto che la cosa è del tutto evidente, ma l’idea di partenza è chiaramente ispirata a “La Finestra sul Cortile”, capolavoro di Alfred Hitchcock che è a sua volta un adattamento del racconto omonimo di Cornell Woolrich. Naturalmente, della storia in questione è stata ripresa solo l’idea di partenza dell’impiccione che spia i vicini di casa col binocolo e assiste – o crede di assistere, in questo caso – a un omicidio, poi tutto il resto della vicenda si dipana in maniera “diabolikamente” diversa.
IL POLIZIOTTO SCOMPARSO – L’idea inziale di Michele Iudica prevedeva che a spiare i dintorni col binocolo, e a scambiare per un omicidio il rapimento di Giorgia da parte di Diabolik, fosse un ex poliziotto in pensione. Un personaggio del genere, però, avrebbe potuto facilmente risultare sgradevole, per cui Andrea Pasini ha ritenuto meglio trasformare l’ex poliziotto in una vecchia signora con la testa un po’ fra le nuvole.
IL RADDOPPIO DELLE VECCHIETTE – Inizialmente era prevista la presenza di una sola “vecchia signora” nella storia, ma presto ci si è resi conto sarebbe stato meglio che fossero due. In questo modo, dopo la cantonata presa denunciando l’omicidio mai avvenuto, è stato possibile far promettere a Lea che non avrebbe più spiato lei e il “marito”, senza che Eva apparisse ingenua per averla ritenuta sincera. E oltretutto, si è anche potuto creare un piccolo colpo di scena con la rivelazione che invece li aveva spiati Ada.
VISITATORI INATTESI – Restava però il problema di come far sì che Ada scoprisse l’identità di Diabolik ed Eva senza che i “nostri” risultassero sprovveduti, dato che avrebbero dovuto prendere delle precauzioni dopo aver saputo di essere potenzialmente tenuti sotto controllo. Abbiamo quindi deciso di creare una situazione di pericolo inaspettata a cui dovessero reagire rapidamente, senza potersi prima premunire di non essere visti; da qui la scena della coppia di giovani criminali che fanno visita ai “Colbert” e li minacciano, ritenendo di essere stati imbrogliati da loro.
OMAGGI REALI E NON – Diversi lettori hanno visto, nei personaggi di Ada e Lea, un omaggio ad Angela e Luciana Giussani, anche per via delle iniziali dei nomi delle due donne. Mi dispiace deluderli, ma devo rivelare che in realtà l’idea di un omaggio alle Giussani non è mai stata nelle intenzioni di nessuno degli autori che ha contribuito alla creazione della storia: Ada e Lea non corrispondono né fisicamente né caratterialmente alle Giussani. Per quanto riguarda il loro aspetto, ho invece suggerito a Sandro Giordano di basarsi per Ada su quello da anziana di Angela Lansbury (la famosa “Signora in Giallo”) e per Lea sull’attrice Maggie Smith, interprete di Minerva McGranitt nei film di Harry Potter.
SORELLE, AMICHE, O ALTRO? – Diverse persone hanno anche automaticamente supposto che Ada e Lea siano sorelle, ma in realtà questo non viene mai detto nella storia, e non sappiamo nemmeno se abbiano lo stesso cognome o no.
Si tratta una scelta precisa di Andrea Pasini, che ha preferito lasciare all’immaginazione dei lettori che collegamento vi sia fra le due. Ognuno può farsi l’idea che preferisce e immaginare che siano sorelle, cugine, amiche che vivono insieme per dividere le spese, o qualcosa di più.
UNA PICCOLA LICENZA – Inizialmente era previsto che Ada e Lea praticamente uscissero di scena dopo l’arrivo di Ginko a Treeland per tendere la trappola a Diabolik, per poi ricomparire solo nelle ultime pagine. Per quanto la cosa fosse sensata, dato che ovviamente le due non potevano prendere parte alle operazioni di polizia, ho ritenuto che fosse un peccato tagliarle fuori in quel modo, e ho proposto che potessero seguire le azioni di Ginko e della sua squadra attraverso la telecamera piazzata dai poliziotti all’ingresso del palazzo in cui vivono i Corbet. Nella realtà, di certo non avrebbero ottenuto il permesso di farlo, ma su Diabolik – come nei film e nella fiction in generale – ci si prende spesso qualche licenza narrativa per rendere le storie più interessanti e piacevoli. Questo mi ha permesso di mantenere in scena le due un po’ più a lungo, cosa che mi ha fatto piacere visto che scrivere i loro dialoghi è stato particolarmente divertente.
IL TITOLO – Il titolo di lavorazione era proprio “La Finestra sul Cortile”, e naturalmente non poteva diventare quello definitivo, dato che nella storia non c’è alcun cortile. “Finestra sul Delitto” era tra i titoli da me proposti; per un po’ in redazione avevano anche pensato di aggiungere un “La” iniziale, per ricordare ancor di più la fonte d’ispirazione, ma io trovo che suoni meglio senza l’articolo.