Lo sceneggiatore Roberto Altariva ci racconta alcune curiosità sull'inedito di gennaio 2026.
Data la natura dell’articolo, è necessario che abbiate letto prima l'albo perché non solo certe informazioni si apprezzano solo conoscendo la trama in questione ma, soprattutto, la lettura di questo testo potrebbe rovinarvi i colpi di scena presenti. Quindi se ancora non lo avete letto ma avete intenzione di farlo, NON PROSEGUITE OLTRE LA LETTURA.
DUE CONTRO UNO – La scena d’apertura della storia, prevedeva che Diabolik superasse il pavimento allarmato attaccandosi al soffitto con le ventose. Ovviamente, perché la cosa funzionasse il soffitto doveva essere perfettamente liscio; scartata l’idea che fosse di metallo, Gomboli ha pensato al legno laccato, molto utilizzato in passato. Pasini, però, aveva il dubbio che nella realtà la laccatura non avrebbe retto al peso delle ventose e di Diabolik, e si sarebbe staccata.
Io, per curiosità ho provato a porre la domanda a una nota app d’intelligenza artificiale. L’AI ha risposto che se la laccatura fosse stata ben realizzata e di qualità, avrebbe retto il peso. Sappiamo bene che le AI non sono degli oracoli completamente affidabili, comunque a quel punto erano in due a ritenere che avrebbe retto, contro uno che aveva qualche dubbio potesse non essere così, per cui ha “vinto” l’idea che non si sarebbe staccata.
UN SABOTAGGIO IN PIÙ – Nel soggetto originale non era previsto nessun allarme che Diabolik dovesse disattivare per poter staccare il vagone con le cassette di sicurezza senza che sul treno se ne accorgessero. I documenti che il nero criminale fotografa nella sequenza iniziale dovevano servire solo a fargli comprendere come funzionava il meccanismo per sganciare il vagone, ma dato che Diabolik dopo le prime pagine avrebbe dovuto ricomparire solo molto più avanti, ho pensato di aggiungere una scena in più con lui protagonista e ho quindi inserito la sequenza in cui penetra nel deposito dei treni e sabota il computer per disattivare l’allarme, rivelando in seguito che aveva potuto farlo grazie appunto ai documenti che aveva esaminato all’inizio.
UNO STRAPPO ALLA REGOLA – Negli albi di Diabolik, in genere, tutte le scene sono funzionali alla trama o allo sviluppo dei personaggi protagonisti della storia, in questo caso, invece, c’è una grossa eccezione: il personaggio di Sara Osborn e le vicende che riguardano lei e il suo gigolò non sono per nulla collegate alla vicenda principale. Nel soggetto, la donna veniva semplicemente citata come proprietaria di un prezioso diadema che era tra i gioielli che Diabolik intendeva rubare, ma non era previsto che le si dedicasse spazio. Però, in una storia tutta ambientata su un treno, in cui a bordo dovevano esserci tante persone, ho ritenuto che fosse il caso di dedicare un po’ di spazio anche ad altri passeggeri oltre a Michele, Loira, Clara e il conte Gruber.
DENTRO O FUORI? – Inizialmente era previsto che durante la folle corsa in discesa del vagone blindato, Diabolik si trovasse all’interno di esso. Dal punto di vista del rischio non sarebbe cambiato nulla, perché se il vagone si fosse schiantato contro il blocco di cemento, il Re del Terrore non sarebbe comunque sopravvissuto all’urto, però si è preferito comunque modificare la scena; prima di tutto perché era più sensato che il criminale pensasse di forzare la porta del vagone per entrarvi in seguito, con calma, non durante la corsa lungo la discesa, e inoltre mostrare Diabolik appeso sul retro del vagone era decisamente più spettacolare che farlo vedere per tutto il tempo chiuso lì dentro.
UN FINALE ESPLOSIVO – Stabilire che i nostri intendevano aprire la porta blindata del vagone solo una volta che fosse giunto a valle è servita anche a giustificare il fatto che Eva avesse con sé l’esplosivo con cui fa saltare il blocco di cemento armato in fondo al binario. Era stata pensata anche una soluzione differente, per cui lei, utilizzando un muletto e una catena, riusciva a spostare il blocco prima che il vagone ci finisse contro, ma anche in questo caso si sarebbe trattato di una scena decisamente meno spettacolare rispetto all’esplosione improvvisa che lo manda in frantumi.
IL TITOLO – Il titolo di lavorazione era “Orient Express”, dato che nel soggetto quello era anche il nome del treno, ma era comunque previsto fin dall’inizio che nella versione definitiva il nome sarebbe cambiato. Io ho scelto di chiamare il treno “Majestic Express” e avevo proposto lo stesso nome come titolo per l’albo. In redazione, però, preferivano qualcosa di più drammatico e hanno deciso per “La Morte Corre sui Binari”.