Data la natura dell’articolo, è necessario che abbiate letto prima l'albo perché non solo certe informazioni si apprezzano solo conoscendo la trama in questione ma, soprattutto, la lettura di questo testo potrebbe rovinarvi i colpi di scena presenti. Quindi se ancora non lo avete letto ma avete intenzione di farlo, NON PROSEGUITE OLTRE LA LETTURA.
DOPPIO INIZIO – Come ormai è diventato un classico per iniziare questa rubrica, si racconta qui del titolo provvisorio di lavorazione. Ma questa volta i titoli sono due, e il cambio dal primo al secondo non è stata una semplice comodità, ma spiega tra le righe come si è sviluppata la storia.
Il primo titolo provvisorio è stato “Nulla è impossibile” ed evidentemente sottolineava la capacità di Diabolik e di Eva di risolvere ogni situazione. Il secondo titolo è stato invece “Il Burattinaio” e il cambiamento è notevole: il protagonista del titolo diventa l’antagonista della storia, il cattivo, che deve quindi essere costruito molto bene perché deve reggere buona parte della trama (e persino tendere una trappola ai Nostri). In più, questo titolo suggerisce anche che… alla fine Diabolik non può certo fargliela passare liscia.
Il cambio è stato necessario non per questioni filosofiche ma pratiche. In redazione ci sono sempre una dozzina di inediti in lavorazione (dai soggetti appena abbozzati alle storie ormai ultimate) e un titolo provvisorio deve servire a far capire subito di quale storia, tra le tante, si tratta. Per questo motivo i titoli di lavorazione sono spesso spoiler e quindi non hanno speranze di diventare definitivi. “Nulla è impossibile” era generico e poteva essere adatto a molte delle avventure del Re del Terrore, mentre “Il Burattinaio” dava subito l’idea di quale albo si trattasse.
IL PASSATO RITORNA? – Un punto di discussione, a metà tra soggetto e sceneggiatura, è stato la tipologia dei sistemi di allarme che in passato Diabolik aveva già affrontato, sebbene uno alla volta e mai tutti insieme.
Per un (breve) momento si è pensato di riprendere veri colpi apparsi su albi passati e ricostruirne minuziosamente le dinamiche anche in questa storia, differenziando però come Diabolik superava qui i sistemi di sicurezza. Questa soluzione filologica sarebbe stata molto bella (anche divertente per noi), ma avrebbe richiesto più tavole di quante ne avevamo a disposizione per ricordare precisamente ai lettori i colpi passati e meglio così apprezzare i cambi di trucchi per superare gli ostacoli. Sarà per un’altra volta!
UNA NUOVA SCENA – Durante la stesura della sceneggiatura c’è stata una battuta, o meglio un concetto, che ha cambiato posizione. Si tratta di un concetto fondamentale per la storia: l’ammissione di Alessio di essere il Burattinaio!
Nella prima versione della sceneggiatura, la scena che trovate sull’albo da pagina 93 a pagina 100 non c’era. Dopo l’interrogatorio di Ginko al cameriere, infatti, si passava subito all’arrivo di Bruno e al conseguente interrogatorio finale di Alessio. Questo perché, inizialmente, il far pensare ad Alessio di essere il Burattinaio (ammettendolo chiaramente davanti al lettore) era stato lasciato soltanto nelle battute durante questo interrogatorio di Ginko; nella prima versione, Alessio, pressato da Ginko, pensava: “Maledetto! Ma se crede di farmi crollare si sbaglia di grosso. IO sono riuscito a ingannare Diabolik…” e poi ancora “L’ho usato per i miei scopi… sono stato più bravo di tutti… e non sarà certo un ispettore di polizia qualunque a fregarmi.”
Rileggendo la sceneggiatura, però, abbiamo sentito il bisogno di rafforzare il concetto e abbiamo cercato a un’altra posizione dove poterlo inserire. Abbiamo riscritto quindi l’ultimo blocco di tavole, inserendo la scena che potete leggere e che riveste così una triplice funzione: 1) fa sembrare Alessio, agli occhi di Elena, sempre una figura positiva, rafforzando la parte che lui recita all’esterno; 2) far dire ad Alessio molto chiaramente di essere il Burattinaio, facendosi beffe di Diabolik (e firmando formalmente agli occhi del lettore la propria condanna a morte); 3) rimarcare la bravura di Ginko che, nelle indagini che ha svolto e nell’interrogatorio successivo a questa ammissione (che naturalmente il nostro ispettore non può conoscere), ha ricostruito esattamente quello che sappiamo essere davvero successo (perché raccontato appunto in prima persona da Alessio).
Durante l’interrogatorio, poi, Alessio fa una sola battuta, sempre di pensiero, per ricollegarsi e sottolineare meglio il concetto espresso in quella nuova scena: “Manovrare Diabolik per i miei scopi è stato facilissimo! Mai avrei pensato che a darmi problemi invece sarebbe stato Ginko…”
Così, il cerchio si è chiuso e Diabolik ha tutto il diritto di prendersi la propria vendetta.
INIZIARE, SÌ: MA DA DOVE? – Un dilemma classico che ci siamo posti è stato: da dove fare iniziare la storia?
Il soggetto aveva un avvio abbastanza canonico, nel quale si presentavano i due personaggi principali (i Serter, padre e figlio) e il rubino di famiglia.
Poi, però, (su suggerimento di Tito Faraci): si è capito che sarebbe stato più interessante iniziare la storia in medias res, con la scena in cui Alessio Serter incontra “casualmente” il reporter del Clerville Mirror.
In questa scena, Alessio finge di non riconoscere il giornalista (lo scopriremo solo più avanti), quindi lui apparentemente si sta confidando con uno sconosciuto che ha attaccato bottone al bar.
Inoltre, il tono volutamente vago dei pensieri del giornalista possono indurre il lettore a credere che egli sia in realtà Diabolik, intento a raccogliere informazioni in vista di un colpo. Una ambiguità voluta, giusto per incuriosire maggiormente il lettore e attirarlo “in trappola”, per così dire, e interessarlo alla vicenda che si sta mettendo in scena.
VELENO, CONTRAVVELENO? – Inizialmente, si pensava che il figlio degenere avvelenasse il padre.
Alessio – laureato in biochimica e con accesso ai laboratori – non avrebbe avuto alcuna difficoltà a modificare o potenziare il principio attivo del farmaco, fino a renderlo letale. Poi, al momento del decesso del padre, Alessio avrebbe simulato una crisi di nervi, scagliando il flacone del medicinale alterato contro una parete, eliminando così una potenziale prova.
Ma passata al setaccio, questa soluzione prestava il fianco a troppe critiche: il gesto di Alessio avrebbe potuto destare sospetti, e un farmaco alterato sarebbe stato di certo trovato in caso di autopsia. Si è scelta una strada diversa, più semplice ma altrettanto efficace: un semplice inibitore degli effetti del farmaco, somministrato per qualche tempo insieme all’acqua, per indebolire poco alla volta il cuore dell’ignaro genitore favorendo l’infarto fatale.