Non erano due vecchie signore stile "Arsenico e vecchi merletti". E neppure una coppia di gemelle cloni di Agatha Christie. E, men che meno, due tranquille signore dedite ai salotti della buona borghesia milanese. Io, che le ho frequentate da quand'ero ragazzo, non so chi fossero veramente.
Angela mi appariva bellissima come una matura Eva Kant (ma con lineamenti più dolci); pragmatica come un Diabolik intento a programmare un colpo (ma più disposta a cercare collaborazioni); determinata come un Ginko in caccia (ma sempre disponibile a distrarsi per qualcosa di più interessante); elegante come Altea di Vallenberg a un party (ma curiosa di frequentazioni alternative, tipo i "localacci" dei Navigli).
Luciana mi sembrava semplicemente complementare alla sorella: come era la prima Eva nei confronti del Re del Terrore (con rari ma significativi momenti di ribellione); come era Ginko rispetto a Diabolik (prima di assumere una propria autonomia narrativa); come era Altea all'interno della logica narrativa degli episodi anni 70.
Manca Diabolik, in queste similitudini, e non a caso. Mentre Angela trasferiva sul suo personaggio rivendicazioni personali, bisogno di indipendenza, un'aspirazione all'autonomia anarcoide e provocatrice, Luciana lo viveva come un mito lontano, intangibile, di cui al più poteva essere biografa ma senza identificarsi.
Semplificando: per me Angela era Diabolik, Luciana Eva Kant.
Ma ciascuna sembrava il Ginko dell'altra: controllore, contraltare, "nemico" degno di rispetto e rispettoso dell'avversario. Solo con gli anni ho cominciato a capire - e sempre e solo in parte - le meccaniche che permettevano a due possenti creative, quali erano le sorelle, di condurre in tandem la gestione di un fumetto seriale così importante e impegnativo. Evitando con cura di sovrapporsi, le signore incastravano intuizioni contraddittorie in un continuum credibile, proprio come in una valida coppia affiatata si sviluppa un progetto comune fatto di compromessi che devono sempre tener conto delle diverse personalità. Gestiti da una sola persona, i personaggi portanti (Diabolik, Eva, Ginko, Altea) si sarebbero imbalsamati in ruoli pre - o post - determinati. Invece il conflitto tra le personalità delle due autrici li ha costretti a evolvere continuamente, a contraddirsi saltuariamente, a "crescere umanamente".
Una crescita che continua, anche in loro assenza, proprio grazie a quell'impostazione "filosoficamente" forte: Diabolik vivrà pure in una città inesistente; userà trucchi improbabili per sfuggire alla polizia; accumulerà disonestamente ricchezze incalcolabili (forse questo dettaglio è il più realistico), ma deve sempre rimanere "credibile" per i suoi lettori.
Di "incredibili", per la loro vita, per le loro performances e i loro successi e la loro fantasia, restano solo Angela e Luciana.
Mario Gomboli |